Una luce nelle tenebre: i frati e la vita sospesa nel Kivu in guerra

25 Maggio 2026 | Crisi umanitarie

L’incontro con fra Michael avviene poche settimane dopo la ricezione di un aggiornamento inviato dai suoi confratelli della giovanissima Provincia di Sant’Antonio, la terza Provincia dell’Ordine dei Frati Minori nella Repubblica Democratica del Congo, istituita lo scorso anno per rafforzare la presenza nell’area orientale del Paese africano e in particolare nel Kivu, regione martoriata da trent’anni di guerra civile.

Le parole di Fra Michael sono calme e lucide. Impressiona il contrasto con la realtà che descrivono, un contesto in cui i frati sono chiamati a diffondere il Vangelo e la speranza in mezzo ad una quotidianità fatta di armi e violenza. Emblematico il racconto di un suo confratello, fra Magnifique, che lungo la strada per Butembo si è ritrovato al centro di una sparatoria che ha ucciso i sette passeggeri a bordo del veicolo che lo precedeva. D’altra parte, ci spiega, gli spostamenti nell’ambito delle stesse sedi parrocchiali animate dagli 88 frati della Provincia sono sempre a rischio. Al punto che il modo più sicuro per spostarsi tra le città al confine del Kivu, siano esse Goma, Bukavu o Butembo, è passare per il Rwanda. Troppo rischioso effettuare lunghi spostamenti all’interno della regione, che pur essendo ormai interamente sotto il controllo dei ribelli dell’AFC/M23, conta oltre 100 movimenti armati a contendersi una fetta di territorio.

Non è difficile immaginare la condizione di incertezza che regna nella Regione. Kisangani, Butembo, Nyantende, Kamanyola, Uvira…
I frati testimoniano con precisione ciò che vedono e ascoltano nelle parrocchie loro affidate, dove portano tutto l’aiuto possibile a chi non ha cibo, non ha di che curarsi o ha subito traumi da cui è difficile riprendersi. Come quel bambino che, ci spiegano, ha dovuto assistere all’assassinio di tutti i membri della sua famiglia.
Nel frattempo Goma resta l’epicentro di questa situazione. Prendendo il controllo della Città a inizio 2025, i ribelli hanno provocato il caos amministrativo, la chiusura degli istituti bancari e la fuga di quasi tutte le ONG. La violenza ha preso a dominare le strade e ancora oggi una città che conta un milione di abitanti, e accoglieva altrettanti sfollati nei campi profughi, è ostaggio di una condizione di cui è difficile ipotizzare gli sviluppi. Agli omicidi, alle violenze, agli stupri, alla fame, nella capitale del Kivu del Nord si aggiunge la più totale insicurezza: gli abitanti dei campi profughi attaccati a più riprese nel 2026 non sanno dove andare né cosa fare della propria esistenza.

Nonostante tutto, fra Michael continua ad affermare la sua intraprendenza. Ringrazia i donatori della Fondazione per il sostegno che ha reso possibile la distribuzione di beni umanitari a Goma e si prefissa obiettivi ancora più ambiziosi, mirati soprattutto a tutelare la crescita dei bambini, perché non vengano privati dell’infanzia e non finiscano arruolati in una guerra che sembra non avere fine non appena capaci di tenere in braccio un fucile. In attesa di strutturare un progetto che possa purtare uno spiraglio di luce nel buio che oggi domina il Kivu, continuiamo a sostenere l’opera dei frati tra le vittime di una guerra fratricida, troppo lontana e duratura per conquistarsi un pezzetto di attenzione dal mondo.

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